KitchenTech

Tecnologia e stile in cucina

Tre pezzi facili

Written By: spadini - Aug• 02•12

Cucchiaio, coltello e forchetta: un trio collaudato per portare il design in tavola. Semplificando la liturgia di un rito.

Le dita sono state per millenni le “posate reali”: parola di Luigi XIV, nemico giurato della forchetta. Finché a Napoli, verso la metà del ‘700, un altro re, Ferdinando IV, devoto degli spaghetti, trova molto pratico restituire al curioso arnese a quattro punte l’onore della tavola. Posizione mantenuta saldamente, in comproprietà con coltello e cucchiaio, almeno sulle mense nobiliari, visto il prezzo poco popolare della materia prima per eccellenza: l’argento.
E’ l’avvento dell’acciaio a trasformare le posate in oggetti d’uso comune, educazione permettendo.
E’ Gio Ponti negli anni ’30 a creare il primo servizio per Arthur Krupp, oggi Sambonet. Poco dopo, Luigi Caccia Dominioni espone alla Triennale di Milano le ipermoderne Posate 40, dette “Caccia”, oggi nel catalogo Alessi.
Negli anni ’50 Arne Jacobsen crea Georg Jensen un servizio così avveneristico da meritarsi (nel ’68) una parte in 2001: Odissea nello spazio, di Stanley Kubrick.
Sempre di Gio Ponti la serie Conca del 1953, appena riedita da Sambonet, apre la strada agli studi di ergonomia. Nascono così due classici: Nuovo Milano di Ettore Sottsass e Dry di Achille Castiglioni.
A fine millennio trionfa la tecnica: Piuma di Enzo Mari per Zani&Zani punta alla leggerezza, mentre Ergonomica di Angelo Mangiarotti per Mepra, alla facilità d’uso.
Ma oggi c’è anche chi, come Marcel Wanders, snobba la rivoluzione della forma e restaura il decoro. Con ironia sovrana.

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